Busking in Montpeiller

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Sono tre fanciulline incontrate a Lloret de Mar che ci indicano l’ultima tappa. Ormai si naviga verso casa ma c’è ancora tempo per una sosta nel sud della Francia. Le ragazze sono di Avignone e ci dicono: «Ma come, mai stati a Montpeiller?! Dovete assolutamente andarci. Lì si può suonare senza problemi, sicuro!». E se te lo dicono allargando un sorriso dolce e soave non puoi che dire di sì.

Indubbiamente la scelta più azzeccata di tutta la vacanza. La città è fantastica. Moderna e retrò allo stesso tempo, con una piazza immensa, Place dell’Operà, che sembra non aspettare altro che accoglierci tra le sue mura materne.

Facciamo un giro per capire che aria tira e si respira subito un’aria diversa. Ci sono altri artisti che si esibiscono per le strade e la gente si ferma a frotte ad ascoltarli. Probabilmente qui sono abituati agli musicisti di strada, non ti guardano come un pezzente. Chiediamo un po’ in giro e non sembra ci sia bisogno di permessi, per cui ci proviamo anche noi.

La sera è perfetta: appena appena accarezzata da un vento leggero che non ti fa sentire il caldo e che porta lontano le nostra note. La performance scorre via fluida senza un intoppo. Sentire la mia voce che ritorna dall’altra parte della piazza mi fa un certo effetto, devo ammettere. Le persone si fermano, si siedono, applaudono, apprezzano. E’ tutto come avevamo immaginato fin dall’inizio. Peccato che arrivi solo nel finale. Nel gran finale.

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Busking in Tarifa

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Tarifa è fantastica. Immense spiagge che si riversano sul primo Atlantico. Cieli che sembrano cadere al di là dei confini del mondo. E poi il borgo, dove proviamo a suonare.

In realtà non si capisce bene. I vigili ci dicono di chiedere all’ayuntamento, ma non sembrano troppo convinti. Parlano dello “escenario”, che sarebbe il palco montato in una piazza del paese. Mi sa che non ci siamo capiti, però.

C’è qualcuno che suona per le vie, ma sembrano topi guardinghi. Si fermano pochi minuti e poi cambiano zona. Si guardano sempre in giro. Si alzano e poi spariscono. Grandi dubbi. “Decidiamo adesso, se no mi faccio una birra” dice risoluto Phil J. Ha ragione. Ok, si suona. Mettiamo gli strumenti a terra lungo una via affollata di famigliole e ristoranti per turisti, il nostro pubblico preferito. Sono teso, però. Non si capisce che aria tiri. Qui si rischia di fare la fine dei polli: che suonano tutti abusivamente e beccano solo noi. I vigili non aspettano altro, sicuro.

Le dita sono di legno e di cantare non se ne parla. La voce mi morirebbe in gola. La performace è debole. Iniziamo addirittura senza amplificatore per non dare troppo nell’occhio. Troppa tensione, sono a pezzi. Solo nel finale, un raggio di luce. Un tipo tarchiatello si avvicina e ci dice: “Sono il proprietario della terrazza qui di fronte. Ottima musica, se volete tornare un altro giorno va benissimo”. Una boccata d’aria. Mi distende i nervi. Certo, ormai la serata è andata com’è andata, però vuol dire che tutto sommato si può suonare.

Ci riproviamo la sera dopo. Stesso posto. Va decisamente meglio. Si canta, si suona con molto più vigore. Sulle note di That’s life si fermano anche della persone. Si può quasi definire un capannello di gente. Non l’avrei detto. E poi via verso il finale di bosse e swing con Flav T in coda che ci piazza due canzoni delle sue. A quel punto può dire: “Cazzo, ho suonato a Tarifa!”.

Busking in Benicassim

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Questa volta faremo le cose con ordine. Basta farsi beccare, basta fare la fine dei polli!

Ci precipitiamo all’Ayuntamento per chiedere se sia possibile tocar en calle. Vengono giù dalle nuvole. Forse che nessuno abbia mai chiesto una cosa del genere in un posto dove tengono un festival internazionale ogni anno? Evidentemente è così. Non ci sono autorizzazioni specifiche, però, non si sa se… Non hanno le idee chiare. E nemmeno noi. Decidiamo di provarci lo stesso e piazzarci sul lungomare, dove, ci dicono, dovrebbe esserci maggior tolleranza.

L’ora è letale: mezzogiorno. Le famiglie rincasano prigre dalla spiaggia per pranzare. Sono teso. Forse è meglio cercare un agente e chiedere… Flav T mi sprona e mi convince: giù gli strumenti e si parte.

La musica funziona, sento bene. Qualcuno lascia l’obolo e prosegue lento per la sua strada. Siamo però tutti guardinghi e probabilmente si sente. Se ci ribeccano sono davvero cazzi! Poi, due agenti in bici ci sfrecciano davanti senza degnarci di uno sguardo. Ben altri crimini richiedono il loro presto intervento. E allora vai, vai Pepito, suona sto benedetto sax. I nostri volti si colorano di sorrisi e andiamo avanti a suonare leggeri.

Il proprietario di un ristorante argentino lì di fronte fiuta l’affare. “Qui la gente si fermerà di sicuro” avrà pensato. Quindi piazza il cartello col menù proprio davanti a noi. In realtà il ristorante non sembra particolarmente affollato ma l’argentino lascia comunque in pegno una bella bottiglia d’acqua fresca che noi peones non avevamo portato. Che dire: un successo. Raccogliamo anche la solidarietà di un compagno musicista che dice: “Lo so che è duro suonare in strada”. E andiamo a consumare il nostro pasto frugale convinti che, forse, le cose inizino finalmente a girare.

Busking in Tarragona

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Ci proviamo. Non sono riuscito a trovare informazioni utili su Tarragona, per cui non resta che buttarci.

Il posto è perfetto: una larga rambla pedonale che sale verso la scogliera a picco sul mare. Pieno centro, appena fuori dal mercato locale che infuria pochi metri più in là. Non c’è molta gente. Qualche anziano si sofferma incuriosito mentre montiamo gli strumenti. Si parte. Flav T sembra convinto: “Al limite ci dicono di smettere”. Da parte mia c’è molta più incertezza ma le note di Phil J escono chiare e squillanti dal suo sax. I suoni sono buoni. Sento bene e non ho la sensazione che all’esterno sfondiamo i timpani. La gente che passeggia si ferma, ascolta, lascia una moneta e si complimenta. Cazzo, funziona! Ci ascoltano, ci apprezzano, ci amano. Poi… ci blindano.

Ventini minuti di performance e due polizziotti in borghese tarpano le ali alla nostra musica. “E’ proibido” dicono in uno spagnolo che non fatichiamo a comprendere. Settanta euro di multa a testa. Se sei spagnolo ti mandano la multa a casa. Se non sei residente in Spagna ti ritirano gli strumenti e finché non paghi la multa non te li ridanno. Inultile protestare; chiamare in causa un certo campanilismo che, diciamolo, pensavamo con l’Europa unita di aver ormai superato. Non c’è nulla da fare. Gli sbirri capiscono che hanno a che fare con tre poveri peones e ci spiegano con calma e gentilezza come fare per rivere gli strumenti e che sì, se ci pesa averlo in giro, si portano via anche l’amplificatore, per farci un favore.

Prima che si concludano le operazioni di sequestro, una señora fasciata di rosso i lombi e il ventre interviene a nostra difesa: “Lasceteci ascoltare un po’ di buona musica, por favor!”. E si allontana regalandoci un ultimo bacio fugace. Grande mujer se non ci fossi stata tu non avremmo avuto la forza per continuare. Dovevamo incontraci anni fa ben diverso sarebbe stato il nostro epilogo. Adios!

Si parte

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Non volevo passare l’estate in spiaggia. Dopo 15 minuti sdraiato a prendere il solo mi annoio.

Non volevo passare l’estate a girare città. In agosto sono torride, care e piene di gente.

Quindi ho raggranellato altri due compari e ho deciso di andare a suonare in strada: Phil J Casati e Flav T Mastrangelo. Così terremo impegnate le menti e le dita durante le prossime settimane.

Meta: Spagna. Sembra la più ovvia per questo genere di vacanza, quindi, l’ideale.

Si parte oggi alle 18. Mancano 15 minuti. Vedremo…

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