Ci proviamo. Non sono riuscito a trovare informazioni utili su Tarragona, per cui non resta che buttarci.

Il posto è perfetto: una larga rambla pedonale che sale verso la scogliera a picco sul mare. Pieno centro, appena fuori dal mercato locale che infuria pochi metri più in là. Non c’è molta gente. Qualche anziano si sofferma incuriosito mentre montiamo gli strumenti. Si parte. Flav T sembra convinto: “Al limite ci dicono di smettere”. Da parte mia c’è molta più incertezza ma le note di Phil J escono chiare e squillanti dal suo sax. I suoni sono buoni. Sento bene e non ho la sensazione che all’esterno sfondiamo i timpani. La gente che passeggia si ferma, ascolta, lascia una moneta e si complimenta. Cazzo, funziona! Ci ascoltano, ci apprezzano, ci amano. Poi… ci blindano.

Ventini minuti di performance e due polizziotti in borghese tarpano le ali alla nostra musica. “E’ proibido” dicono in uno spagnolo che non fatichiamo a comprendere. Settanta euro di multa a testa. Se sei spagnolo ti mandano la multa a casa. Se non sei residente in Spagna ti ritirano gli strumenti e finché non paghi la multa non te li ridanno. Inultile protestare; chiamare in causa un certo campanilismo che, diciamolo, pensavamo con l’Europa unita di aver ormai superato. Non c’è nulla da fare. Gli sbirri capiscono che hanno a che fare con tre poveri peones e ci spiegano con calma e gentilezza come fare per rivere gli strumenti e che sì, se ci pesa averlo in giro, si portano via anche l’amplificatore, per farci un favore.

Prima che si concludano le operazioni di sequestro, una señora fasciata di rosso i lombi e il ventre interviene a nostra difesa: “Lasceteci ascoltare un po’ di buona musica, por favor!”. E si allontana regalandoci un ultimo bacio fugace. Grande mujer se non ci fossi stata tu non avremmo avuto la forza per continuare. Dovevamo incontraci anni fa ben diverso sarebbe stato il nostro epilogo. Adios!

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