Questa volta faremo le cose con ordine. Basta farsi beccare, basta fare la fine dei polli!

Ci precipitiamo all’Ayuntamento per chiedere se sia possibile tocar en calle. Vengono giù dalle nuvole. Forse che nessuno abbia mai chiesto una cosa del genere in un posto dove tengono un festival internazionale ogni anno? Evidentemente è così. Non ci sono autorizzazioni specifiche, però, non si sa se… Non hanno le idee chiare. E nemmeno noi. Decidiamo di provarci lo stesso e piazzarci sul lungomare, dove, ci dicono, dovrebbe esserci maggior tolleranza.

L’ora è letale: mezzogiorno. Le famiglie rincasano prigre dalla spiaggia per pranzare. Sono teso. Forse è meglio cercare un agente e chiedere… Flav T mi sprona e mi convince: giù gli strumenti e si parte.

La musica funziona, sento bene. Qualcuno lascia l’obolo e prosegue lento per la sua strada. Siamo però tutti guardinghi e probabilmente si sente. Se ci ribeccano sono davvero cazzi! Poi, due agenti in bici ci sfrecciano davanti senza degnarci di uno sguardo. Ben altri crimini richiedono il loro presto intervento. E allora vai, vai Pepito, suona sto benedetto sax. I nostri volti si colorano di sorrisi e andiamo avanti a suonare leggeri.

Il proprietario di un ristorante argentino lì di fronte fiuta l’affare. “Qui la gente si fermerà di sicuro” avrà pensato. Quindi piazza il cartello col menù proprio davanti a noi. In realtà il ristorante non sembra particolarmente affollato ma l’argentino lascia comunque in pegno una bella bottiglia d’acqua fresca che noi peones non avevamo portato. Che dire: un successo. Raccogliamo anche la solidarietà di un compagno musicista che dice: “Lo so che è duro suonare in strada”. E andiamo a consumare il nostro pasto frugale convinti che, forse, le cose inizino finalmente a girare.

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