Tarifa è fantastica. Immense spiagge che si riversano sul primo Atlantico. Cieli che sembrano cadere al di là dei confini del mondo. E poi il borgo, dove proviamo a suonare.

In realtà non si capisce bene. I vigili ci dicono di chiedere all’ayuntamento, ma non sembrano troppo convinti. Parlano dello “escenario”, che sarebbe il palco montato in una piazza del paese. Mi sa che non ci siamo capiti, però.

C’è qualcuno che suona per le vie, ma sembrano topi guardinghi. Si fermano pochi minuti e poi cambiano zona. Si guardano sempre in giro. Si alzano e poi spariscono. Grandi dubbi. “Decidiamo adesso, se no mi faccio una birra” dice risoluto Phil J. Ha ragione. Ok, si suona. Mettiamo gli strumenti a terra lungo una via affollata di famigliole e ristoranti per turisti, il nostro pubblico preferito. Sono teso, però. Non si capisce che aria tiri. Qui si rischia di fare la fine dei polli: che suonano tutti abusivamente e beccano solo noi. I vigili non aspettano altro, sicuro.

Le dita sono di legno e di cantare non se ne parla. La voce mi morirebbe in gola. La performace è debole. Iniziamo addirittura senza amplificatore per non dare troppo nell’occhio. Troppa tensione, sono a pezzi. Solo nel finale, un raggio di luce. Un tipo tarchiatello si avvicina e ci dice: “Sono il proprietario della terrazza qui di fronte. Ottima musica, se volete tornare un altro giorno va benissimo”. Una boccata d’aria. Mi distende i nervi. Certo, ormai la serata è andata com’è andata, però vuol dire che tutto sommato si può suonare.

Ci riproviamo la sera dopo. Stesso posto. Va decisamente meglio. Si canta, si suona con molto più vigore. Sulle note di That’s life si fermano anche della persone. Si può quasi definire un capannello di gente. Non l’avrei detto. E poi via verso il finale di bosse e swing con Flav T in coda che ci piazza due canzoni delle sue. A quel punto può dire: “Cazzo, ho suonato a Tarifa!”.

Annunci