Povero Walter. Forse pensava che il suo documento sarebbe stato un colpo brillante. E invece ha dovuto leccarsi le ferite con una lettera indirizza al direttore di Repubblica, Ezio Mauro.

Un dietrofront? Forse è esagerato, però è certo che Veltroni è stato costretto a precisare meglio i suoi intenti perché gli sono piovute addosso valanghe di critiche. Perché non è possibile che nel momento di maggior difficoltà del governo Berlusconi il PD non riesca a compattarsi e suonare la carica. Si preferisce invece fare dei distinguo, dei “si, ma, però…”.

In realtà la lettera di Veltroni sembra sincera. Sembra dettata da autentico trasporto verso il partito e il futuro del paese. I dubbi su possibili trame oscure tessute alle spalle di Bersani si dissipano e traspare la volontà di discutere, sì, senza però creare lacerazione. Insomma una cosa è Veltroni, un’altra Rutelli (e qui potrei aver fatto il passo più lungo della gamba, vedremo).

Due cose però. Siamo tutti per la discussione interna, la democrazia il confronto. Ma un minimo di strategia, dai! Stiamo parlando di un alto dirigente di partito, ex segretario, vice-premier, candidato alla presidenza del consiglio. Possibile che non si sia accorto che il momento era inopportuno? E poi una contraddizione di fondo. Si critica la ricerca di ampie alleanze; si auspica un PD autosufficiente e maggioritario; e allora perché si invoca un candidato esterno? Se il PD si presenta da solo è giocoforza che il candidato sia il segretario. E diciamo pure, alla buon ora! Se invece un PD al 20% si allea con un UDC all’8, un Idv al 7, una sinistra al 4… alla maggioranza comunque non ci arriva, però è chiaro già in partenza che difficilmente gli altri partiti accetterebbero di appoggiare il segretario del PD.

E allora? E allora si lasci questo documento momentaneamente da parte, qualunque cosa contenga, e si innesti la baionetta. Non è detto che il governo cada, i finiani non sono così suicidi. Però non bisogna aver paura di andare a elezioni anticipate. Bisogna incalzare punto su punto. Dove sono le reazioni scandalizzate alla compravendita dei deputati? Dove sono gli attacchi all’eterno interim allo Sviluppo? Dove sono le raffiche sul debito pubblico, sui dati sulla produzione industriale, sui Rom?

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