Competizione leale, vittoria schiacciante. Splendido momento di democrazia eppure… eppure un po’ di delusione c’è.

Al di là dei dettagli Matteo Renzi rappresentava la rottura con la politica degli ultimi vent’anni, Bersani la continuità. Il popolo del centro sinistra ha scelto la continuità. Continuità con cosa? Con le cose buone, certo. Il centro sinistra qualche medaglia al tavolo della storia potrà anche vantarla: l’ingresso in Europa, qualche liberalizzazione, il contenimento del debito. Continuità però anche con tutto il resto: il conflitto di interessi mai risolto, la corruzione, l’evasione fiscale cronica e tollerata, la voracità della politica, la mancanza di poteri di compensazione veramente indipendenti, l’indulto.

La politica di un Bersani premier seguirà necessariamente questo solco. Non avremo un’Italia diversa. Certo, le derive farsesche del bunga bunga o del parlamento padano saranno un dolce ricordo di gioventù. Però il resto resterà uguale. E non potremo dire che non lo sapevamo.

A Bersani il merito di aver vinto due sfide elettorali intense: le primarie di partito e le primarie di coalizione. Se vincesse anche le politiche avrebbe un’investitura davvero completa alla quale non si potrebbe fare molto ricorso. E questo a dispetto di un carisma non proprio brillante. Che fare però dei sogni di rinnovamente che incarnava Renzi? Che possano avverarsi con questo centro destra mi sembra improbabile. Cinque stelle?! Oppure siamo davvero condannati a non cambiare mai?

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