Mi riscopro sempre più civatiano. E dire che quando era in Regione Lombardia non lo filavo tanto. E’ l’unico che sembra gettare uno sguardo oltre la siepe e tracciare i possibili scenari.

Il Pd si è decapitato. Quindi bisogna ritrovargli una guida. E un guida vuol dire una linea politica. E’ chiaro che questa situazione ha dei fautori, probabilmente soddisfatti, e degli scontenti. Alcuni tra i parlamentari ma sicuramente molti di più tra gli elettori. E l’analisi di Civati è molto lucida: il prossimo congresso servirà per creare un partito stampella al governo Letta. Quidi il popolo delle primarie sarà escluso a vantaggio unicamente dei tesserati. Un congresso vecchia maniera, che partorià un partito vecchia maniera.

Che duri anche 5 anni, prima o poi alle urne bisognerà ritornare. E tutta questa parte di elettorato bisognerà prenderla in considerazione. Per questo spero in un progressivo movimento interno al PD che sottragga voti ai 101 e riporti il baricentro verso la terza repubblica, perché la seconda mi ha veramente stancato.

Restano due incognite. La prima è Renzi. Sembra integrato in questa linea. Probabilmente il colloquio con D’Alema gli ha aperto delle strade per il futuro con l’appoggio di chi lo ha battuto alle primarie. Niente di personale, l’ho anche votato. Però non puoi perdere le primarie in modo così sonoro e cercare poi di ripiazzarti con un’investitura dall’alto. Sarebbe incoerente e non voglio un leader politico incoerente.

L’altra è la capacità di Civati di creare coesione attorno a una sua mozione. Ha sicuramente seguito tra gli elettori ma per ora nessuno tra le alte sfere. E senza il loro appoggio è destinato a restare isolato e sconfitto, come è successo adesso con la fiducia al governo Letta e come è successo a Renzi per le primarie. E’ però un ottimo punto di partenza: l’unico

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