Questi nomi bisognerà ricordarli: Manuela Granaiola, Camilla Fabbri, Andrea Marcucci, Vito Vattuone, Nicoletta Favero, Salvatore Tomaselli, Donatella Albano, Massimo Caleo, Venera Padua. Sono i senatori del Partito Democratico che hanno proposto l’emendamento in Senato per vendere le spiagge.

Mettere tutte le considerazioni in fila sarebbe lunghissimo. Ci sono i pro e i contro, come sempre e io sto con i contro. Basti solo dire che le spiaggie sono demanio pubblico, quindi di tutti. E invece vengono gestite il più delle volte in regime de facto privatizzato, perché le concessioni vengono rinnovate in automatico agli stessi gestori da anni. Si chiama feudalesimo, quando lo stato cede temporalmente qualcosa e poi il gestore se ne appropria in via definitiva e a volte anche ereditaria. Per una ragione nobile e transcendente? No, semplicemente perché lo Stato non ha più la forza di riprendersele, come in questo caso.

Brillante l’intervento della senatrice Granaiola che evitando di parlare di spiagge le chiama “quelle aree che non rivestono più i caratteri della demanialità”. Quindi se qualcuno si fotte un demanio tu non lo butti fuori a calci, ma glielo lasci, perché tanto demanio non è più?! Roba da matti. Solo perché è un bene pubblico crede sia terra di nessuno. Pensa se le facessero la stessa cosa col suo giardino di casa. Uno ci entra e dopo un po’ il giardino non riveste più i caratteri della sua proprietà.

Qui in Spagna le spiagge non sono tappezzate di ombrelloni come da noi. Sono tutte libere e attrezzate, con anche le docce. I bar si limitano a un container appoggiato sopra dei bancali di legno. Ottimi drink. Solo che quando scade il permesso il container lo riportano al deposito. Invece a Pescara, ad esempio, ho visto uno stabilimento con una piscina costruita sulla spiaggia. Chi è più in grado di rimettere in discussione quella concessione? Lo chiamano ancora lungomare, ma quando passeggi il mare quasi non lo vedi più.

La verità è che su questo tema è in corso da anni il forte pressing dei gestori per papparsi le spiagge. Soprattutto perché, e qui sta la fregatura, vogliono il diritto di prelazione. Temono il bando europeo perché li obbligherebbe a rimettersi in gioco davvero e allora preferiscono truccarlo. È inutile quindi invocare il padreterno e le supreme ragioni dell’interesse collettivo. È una battaglia di potere. Tra chi vuole una cosa, giusta o sbagliata poco importa, e chi non la vuole. Bisogna per questo essere informati su chi mandiamo in Parlamento. Il PDL già sta con i gestori e ha presentato il suo emendamento. Nel PD c’è qualche sbavatura. La posizione del partito ufficialmente dice di no, però… occhio a quei nove!

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