Equivoci

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Giovane fanciulla straniera che ancora non conosce le infinite vie del mondo:

– Quindi sei di Milano

– No, non proprio, di un paese vicino a Milano

– E come si chiama?

– Cantù

– Aaaah, Cancun.

– Ehm, no, quasi

Malas palabras: buscar

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Stando a Barcellona ci si accorge di quanto il dialetto brianzolo sia debitore della lingua spagnola. Forse ancora di più del ben più blasonato francese, a cui si attribuisce di solito l’influenza maggiore.

Ad esempio, in frasi come va’ che le buschi. Oppure le ha buscate di brutto. Il verbo buscare deriva chiaramente dallo spagnolo buscar. Ora, la traduzione letterale vorrebbe prendere. Per cui diventa: attento che le prendi e ne ha prese tante. Ma cosa si prende in tutto ciò? Fondamentalmente un sacco di botte. Buscar però in Spagnolo vuol dire cercare. Quindi se si parla di botte è come se prendessi ciò che stavi cercado. Se poi ti fa male non ti devi neanche lamentare perchè in fondo le hai cercate tu e anzi, qualcuno ti ha dato esattamente ciò di cui avevi bisogno. Con l’aggravante che dovresti pure saperlo.

Buenas palabras: chubasco

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Una delle prime parole che ho imparato in Spagnolo è chubasco.
L’ho imparata prima ancora di partire, semplicemente guardando le previsioni del tempo alla Rtve.
Vuol dire acquazzone. Il suono è come quello di una goccia che sta per cadere, perchè la b suona larga come una u soffiata che si chiude poi veloce nello sco finale.

Mi dicono però di non usarla perchè si sente solo nelle previsioni del tempo. Insomma farei la parte di un meteorino.

Meglio usare lluvia, che è la pioggia. Ma quando scende proprio un bell’acquazzone cosa uso?

Waikiki

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E’ stata un po’ dura arrivarci, ma ci siamo arrivati. Ormai a tarda sera, con le tenebre, ma ne è valsa la pena. Da Tarragona siamo ritornati verso nord per qualche chilometro lasciando la macchina subito prima del camping Las Palmeras. Breve tratto a piedi lungo la costa carichi come dei muli e poi attraversamento della foresta alla  luce dei cellulari.

Di notte si condivide la spiaggia con altri bivacchi. Poca gente a dir la verità. Che merita però la visita di una ronda di polizia verso le 12.

Al mattino l’acqua è stupenda, trasparente, coi pesci che ti sguazzano tra le gambe. Nuotare è fantastico. A mezzogiorno, col sole a picco, bisogna arrampicarsi nella foresta per trovare un po’ d’ombra. Ma anche questo ha il suo fascino perché si domina la baia.

Per il resto… spiaggia di nudisti di tutte le età. Ecco perchè alle 13, quando mi sono infilato la maglietta per non ustionarmi, figuravo  indubbiamente come il più originale di tutta la spiaggia.

Fuori luogo sempre, canturino… meno

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Ora sono veramente fuori luogo. Ho dovuto a malincuore abbandonare la mia cittadinanza canturina. Ebbene sì, per poter lavorare in Spagna mi hanno stracciato la residenza italiana. Al che ho chiesto puntuto all’impegato comunale: “Sì, ma così per votare come faccio? Non posso più farlo?”.

Mi risponde: “No, se vuoi tornare in Italia per votare Berlusconi puoi farlo”.

Non si siamo capiti. Secondo te torno in Italia per votare a Berlusconi. Io volevo tornare per votare ad Antonio Pagani, che l’anno prossimo ci sono le comunali a Cantù.

“Eh no, se sei assunto qui in Spagna vuol dire che abiti qui. Non puoi avere due residenze, è illegale”.

Al che ho provato a spiegargli il valore relativo della parola “illegale”, che se ci si mette d’accordo, che i magistrati sono tutti comunisti… ma è stato irremovibile. Per cui niente, da ieri non sono più residente a Cantù ma a Barcellona. Antonio, mi dispiace. Spero che alla fine il mio voto non risulti decisivo…

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