Si è rotto il cerchione

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Lo so che è tardi, ma Manhattan mi provoca logorrea e devo sfogarla

Bene, due articoli di segno diverso, però entrambi incentrati sullo stesso tema: la crisi della Lega. Il primo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere. Certa di trovare una motivazione quasi mistica a questa crisi che, unita a quella del Berlusconismo, rappresenta il fallimento del Nord nel governare il paese. L’altro, di Travaglio sul Fatto Quotidiano, che sminuisce fino al ridicolo il ruolo della Lega in questi anni.

Iniziamo dal fondo. È vero che la Lega non ha mai rappresentato la maggiornaza democratica neanche degli elettori del nord. Nei sottili equilibri che governano le democrazie, però, ha ottenuto poco a poco una fetta importante di potere nelle regioni del nord, soprattutto quelle industrialmente più sviluppate a nord del Po. Qui ha guadagnato posti di comando e da qui ha comandato. Inoltre è indubbio che abbia inciso profondamente nella cultura e nella mentalità del nostro paese arrivando persino a dettarne l’agenda politica. Quegli slogan che tanto ridicolizza Travaglio sono entrati nel linguaggio della gente proprio per la loro semplicità e hanno finito per cambiare il nostro paese. Quindi liquidare tutto come “quei gaglioffi e il loro federalismo da baraccone” mi sembra miope.

Quanto al primo, Galli della Loggia, pone un problema talmente inesistente che non si capisce da dove l’abbia tirato fuori. Innanzittutto non è il Nord che ha governato nell’era Berlusconiana. Berlusconi aveva proprio in Sicilia una delle sue roccaforti, dove nel 2001 fece il pieno di seggi. Sembra incredibile ma nell’era Berlusconiana ha governato… Berlusconi! E se poi dal questo Nord togliamo Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria… resta ben poco. Resta ben poco soprattutto di quel Nord “ideologico” che secondo Galli della Loggia si sarebbe candidato a governare il paese, quasi con spirito di rivalsa. In realtà l’unico Nord ideologico che vedo è quello che dall’unità d’Italia rappresenta il lembo più sviluppato del paese, dove sono nati la maggior parte dei movimenti italiani, dal fascismo alle Br. Ma che non è mai stato, neanche negli anni d’oro della Lega, un soggetto politico compatto e soprattutto che prescinde dalla parentesi di questi ultimi vent’anni. Insomma non è il Nord il problema di questa crisi, che ripropone un copione ormai talmente consumato che quasi non viene voglia nemmeno più di commentarlo.

Per cui si può dire che è semplicemente caduto il sipario. Sono venuti fuori gli intrallazzi. Con l’aggravante che chi gridava “Roma ladrona” poi era ladrone pure lui. E l’ancor più aggravante che il popolo leghista non transige. Che possiamo farci?! Si troveranno un altro capopopolo.

Equivoci

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Giovane fanciulla straniera che ancora non conosce le infinite vie del mondo:

– Quindi sei di Milano

– No, non proprio, di un paese vicino a Milano

– E come si chiama?

– Cantù

– Aaaah, Cancun.

– Ehm, no, quasi

Malas palabras: buscar

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Stando a Barcellona ci si accorge di quanto il dialetto brianzolo sia debitore della lingua spagnola. Forse ancora di più del ben più blasonato francese, a cui si attribuisce di solito l’influenza maggiore.

Ad esempio, in frasi come va’ che le buschi. Oppure le ha buscate di brutto. Il verbo buscare deriva chiaramente dallo spagnolo buscar. Ora, la traduzione letterale vorrebbe prendere. Per cui diventa: attento che le prendi e ne ha prese tante. Ma cosa si prende in tutto ciò? Fondamentalmente un sacco di botte. Buscar però in Spagnolo vuol dire cercare. Quindi se si parla di botte è come se prendessi ciò che stavi cercado. Se poi ti fa male non ti devi neanche lamentare perchè in fondo le hai cercate tu e anzi, qualcuno ti ha dato esattamente ciò di cui avevi bisogno. Con l’aggravante che dovresti pure saperlo.

Non è che bisognava pensarci prima?

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Nell’editoriale di oggi sul Corriere, Ferruccio De Bortoli propone un soluzione semplice e pacifica alla crisi di credibilità del nostro paese: che Berlusconi si scelga un luogo assolato dove trascorrere il resto dei suoi giorni da pensionato felice. Sembra che solo ora, con il declassamento del nostro debito, si sia “strappato il sipario” su questo esecutivo e sul suo leader. Come se tutto quello che è successo in questi anni non fosse stato sufficiente.

Ma la crisi di credibilità del nostro paese è figlia di questi vent’anni. E’ figlia di quell’accordo sciagurato con cui nel ’94 si consentì a Berlusconi di entrare in parlamento e ricoprire cariche pubbliche anche se detentore di concessioni governative. Il resto sono logiche conseguenze. Perchè da quel momento il nostro paese è prigioniero di una situazione dalla quale non riesce più a uscire con i mezzi democratici di cui dispone.

E ora , al di là di chi ancora ci crede, c’è anche chi, tra i berluscones delle ore passate, cerca il ravvedimento. Un ravvedimento morbido, indolore, come quello proposto da De Bortoli che cita il caso spagnolo di Zapatero: farsi candidamente da parte e invocare elezioni anticipate perchè altri traghettino l’Italia fuori dal guado. Roba da matti! Ma si rende conto della differenza tra la carriera politica di Zapatero e quella di Berlusconi?! Tanto più che c’è un problema, il solito: senza la sua macchina da guerra politico-mediatica Berlusconi finirebbe in carcere. O, nella migliore delle ipotesi, il suo impero verrebbe sbriciolato, il che, di solito, non avviene senza conseguenze giudiziarie. Per cui mi chiedo come possa essere morbido e indolore quello che praticamente è un suicidio.

Da questo punto di vista la Storia potrebbe essere illuminante. Ci sono alcune teorie secondo cui lo stesso Mussolini, vista la guerra ormai perduta, si sarebbe fatto democraticamente sfiduciare dal Gran Consiglio, senza utilizzare i mezzi coercitivi di cui pur disponeva nei confronti dei gerarchi. Il tutto per consentire un ricambio indolore al vertice del paese e uscire pacificamente dal conflitto. Già, peccato solo che crollò tutto. Ma tu guarda… chi l’avrebbe immaginato!

Buenas palabras: chubasco

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Una delle prime parole che ho imparato in Spagnolo è chubasco.
L’ho imparata prima ancora di partire, semplicemente guardando le previsioni del tempo alla Rtve.
Vuol dire acquazzone. Il suono è come quello di una goccia che sta per cadere, perchè la b suona larga come una u soffiata che si chiude poi veloce nello sco finale.

Mi dicono però di non usarla perchè si sente solo nelle previsioni del tempo. Insomma farei la parte di un meteorino.

Meglio usare lluvia, che è la pioggia. Ma quando scende proprio un bell’acquazzone cosa uso?

Waikiki

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E’ stata un po’ dura arrivarci, ma ci siamo arrivati. Ormai a tarda sera, con le tenebre, ma ne è valsa la pena. Da Tarragona siamo ritornati verso nord per qualche chilometro lasciando la macchina subito prima del camping Las Palmeras. Breve tratto a piedi lungo la costa carichi come dei muli e poi attraversamento della foresta alla  luce dei cellulari.

Di notte si condivide la spiaggia con altri bivacchi. Poca gente a dir la verità. Che merita però la visita di una ronda di polizia verso le 12.

Al mattino l’acqua è stupenda, trasparente, coi pesci che ti sguazzano tra le gambe. Nuotare è fantastico. A mezzogiorno, col sole a picco, bisogna arrampicarsi nella foresta per trovare un po’ d’ombra. Ma anche questo ha il suo fascino perché si domina la baia.

Per il resto… spiaggia di nudisti di tutte le età. Ecco perchè alle 13, quando mi sono infilato la maglietta per non ustionarmi, figuravo  indubbiamente come il più originale di tutta la spiaggia.

Fuori luogo sempre, canturino… meno

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Ora sono veramente fuori luogo. Ho dovuto a malincuore abbandonare la mia cittadinanza canturina. Ebbene sì, per poter lavorare in Spagna mi hanno stracciato la residenza italiana. Al che ho chiesto puntuto all’impegato comunale: “Sì, ma così per votare come faccio? Non posso più farlo?”.

Mi risponde: “No, se vuoi tornare in Italia per votare Berlusconi puoi farlo”.

Non si siamo capiti. Secondo te torno in Italia per votare a Berlusconi. Io volevo tornare per votare ad Antonio Pagani, che l’anno prossimo ci sono le comunali a Cantù.

“Eh no, se sei assunto qui in Spagna vuol dire che abiti qui. Non puoi avere due residenze, è illegale”.

Al che ho provato a spiegargli il valore relativo della parola “illegale”, che se ci si mette d’accordo, che i magistrati sono tutti comunisti… ma è stato irremovibile. Per cui niente, da ieri non sono più residente a Cantù ma a Barcellona. Antonio, mi dispiace. Spero che alla fine il mio voto non risulti decisivo…

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