Ripartire da Ciwati

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Mi riscopro sempre più civatiano. E dire che quando era in Regione Lombardia non lo filavo tanto. E’ l’unico che sembra gettare uno sguardo oltre la siepe e tracciare i possibili scenari.

Il Pd si è decapitato. Quindi bisogna ritrovargli una guida. E un guida vuol dire una linea politica. E’ chiaro che questa situazione ha dei fautori, probabilmente soddisfatti, e degli scontenti. Alcuni tra i parlamentari ma sicuramente molti di più tra gli elettori. E l’analisi di Civati è molto lucida: il prossimo congresso servirà per creare un partito stampella al governo Letta. Quidi il popolo delle primarie sarà escluso a vantaggio unicamente dei tesserati. Un congresso vecchia maniera, che partorià un partito vecchia maniera.

Che duri anche 5 anni, prima o poi alle urne bisognerà ritornare. E tutta questa parte di elettorato bisognerà prenderla in considerazione. Per questo spero in un progressivo movimento interno al PD che sottragga voti ai 101 e riporti il baricentro verso la terza repubblica, perché la seconda mi ha veramente stancato.

Restano due incognite. La prima è Renzi. Sembra integrato in questa linea. Probabilmente il colloquio con D’Alema gli ha aperto delle strade per il futuro con l’appoggio di chi lo ha battuto alle primarie. Niente di personale, l’ho anche votato. Però non puoi perdere le primarie in modo così sonoro e cercare poi di ripiazzarti con un’investitura dall’alto. Sarebbe incoerente e non voglio un leader politico incoerente.

L’altra è la capacità di Civati di creare coesione attorno a una sua mozione. Ha sicuramente seguito tra gli elettori ma per ora nessuno tra le alte sfere. E senza il loro appoggio è destinato a restare isolato e sconfitto, come è successo adesso con la fiducia al governo Letta e come è successo a Renzi per le primarie. E’ però un ottimo punto di partenza: l’unico

Stefano Boeri in zona 9

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Incontro con Stefano Boeri,  ieri 12 ottobre, all’auditorium di via Ca’ Grande, a beneficio dei cittadini della zona 9 di Milano in vista delle primarie per scegliere il candidato a sindaco di Milano per il centro-sinistra.

Le prime impressioni: persona concreta e competente. Qualche slancio di passione quando parla della “sua” Milano e una slogan interessante: «Cambiare città, restare a Milano». Qualcuno in platea mugugna al pensiero che sia un architetto che collabora con i vertici di Palazzo Marino. Non a caso è sua la firma di uno dei progetti di riqualificazione della zona Garibaldi-Repubblica. D’altro canto questo gli fornisce una competenza sulle questioni urbanistiche non indifferente. E l’ha dimostrato nel corso della serata, parlando soprattutto dell’Expo e dell’Isola.

Sul primo Boeri  ha presentato un progetto insieme a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, per realizzare al posto dei capannoni espositivi un immenso orto botanico. In questo modo si ricalca il leit motiv della manifestazione, alimentazione e ambiente, senza andare a edificare aree attualmente agricole. L’utilizzo dei terreni per l’esposizione rappresenta attualmente uno dei nodi principali perché, come spiega lo stesso Boeri: «Non si è mai fatto un Expo su terreni privati». Il che vuol dire, di fatto, gonfiare i prezzi di mercato di aree agricole con la certezza che diventeranno edificabili. E con queste aspettative è difficile che il pubblico ottenga prezzi di favore. La Proposta di Boeri è invece di riutilizzare l’ortomercato: pubblico, attualmente degradato, ben servito dai mezzi pubblici. Ci sono ancora due mesi di tempo ma la preoccupazione di perdere l’Expo è concreta.

Sull’Isola la posizione di Boeri mette insieme modernità e tradizione. La riqualificazione di quell’area è data per necessaria e, anzi, tardiva rispetto ad altre città europee. Resta il nodo degli spazi collettivi richiesti dalla cittadinanza. Una parte delle risorse dovevano arrivare dai finanziamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Peccato che la Lega li abbia bloccati in nome di un’ideologia miope e anacronistica. Resterà quello che l’azienda costruttrice deve fornire come oneri di urbanizzazione, quindi probabilmente sedi per alcune associazioni, tra cui l’Anp.

Nel complesso la serata è stata positiva, con qualche intervento acceso da parte del popolo di sinistra: stanco e frustrato, forse, ma mai domo. Per completare la candidatura però, bisogna forse metterci un po’ più di visione: allargare gli orizzonti, sognare, disegnare un mondo possibile. Perché va benissimo elencare le belle cose che si hanno intenzione di fare, ma più che altro bisogna fornire una nuova idea di città. Anche perché è difficile pensare che in tutti questi anni il centro destra non abbia realizzato opere e progetti solo per pigrizia. Qualche ostacolo reale ci sarà pure, no?

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